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Brevi pillole di grandi incontri a Futuri Maestri Puntata n° 2: Silvia Spadoni e Nicola Sani

Ecco la seconda parte delle nostre pillole di grandi incontri.
Dopo avervi fatto assaggiare le parole di Michela Murgia, Daniel Pennac e Roberto Saviano, eccovi ora quelle degli altri due ospiti degli eventi speciali di Futuri Maestri, che sono inoltre creatori e ispiratori di due delle più importanti istituzioni culturali del nostro territorio: Silvia Spadoni, docente all’Accademia di Belle Arti di Bologna e curatrice del Dipartimento educativo del MAMbo, dove si è svolto il primo evento speciale di Futuri Maestri, e Nicola Sani, sovrintendente del Teatro Comunale di Bologna, che ha ospitato l’ultimo dei cinque eventi.
Come anticipato nella prima puntata, qui non racconteremo le occasioni che li hanno visti protagonisti, bensì vi regaleremo alcune pillole tratte dalle interviste con loro realizzate nel dietro le quinte, e che saranno poi raccolte e montate nel film documentario su Futuri Maestri, la cui lavorazione è già iniziata e che sarà presentato tra pochi mesi.
Futuri Maestri non è ancora finito: continuate a seguirci!

Cosa hai trovato nel progetto Futuri Maestri che te lo ha fatto sentire anche un po’ tuo?
Silvia Spadoni
Per noi al MAMbo le opere d’arte sono sempre l’occasione per fare questo lavoro di riaccordarci e riaccordare i bambini alla vita presente. Quindi questo progetto, con tutti i meravigliosi ponti che ha gettato tra musei, teatri, scuole, e quindi tra le persone, i bambini, i genitori, i maestri, è qualcosa che non poteva non farci gola.
Nicola Sani
Il Teatro Comunale di Bologna è una grandissima fabbrica di sogni, una fabbrica di fantasia e di immaginazione. E grazie alla fantasia e all’immaginazione si può comprendere meglio il mondo in cui viviamo. Per questo un teatro d’opera è importante, perché l’opera non è una cosa da museo, che sta lontano da noi, che sta nel mondo degli adulti o di chi ama soltanto la musica, l’opera è qualcosa che ci insegna e ci fa capire qualcosa del mondo in cui viviamo. E poi anche oggi i compositori scrivono opere, anche opere dedicate ai bambini. Ecco perché Futuri Maestri abita in questo teatro come cittadino privilegiato, perché questo è un teatro dove i bambini, i ragazzi, hanno diritto di cittadinanza, prima forse di tanti altri.

Tra i temi del progetto c’è anche l’idea di abbattere i muri che spesso separano i “comuni cittadini/e” dagli artisti/e o uomini e donne di cultura e rendono le istituzioni culturali o i luoghi d’arte spesso elitari e irraggiungibili. Qual è secondo te il ruolo di un artista o di un uomo o donna di cultura nel nostro tempo?
Silvia Spadoni

L’artista ha un ruolo fondamentale. Pensiamo solo al fatto che è nei periodi delle dittature che gli artisti sono stati messi a tacere; è significativo, no? Gli artisti sono delle spie, rappresentano l’urgenza dell’intervento, anche se possono tante volte sembrare muti o distanti o difficili o critici; ma, in realtà, la natura sovversiva dell’arte, qualunque essa sia, è qualcosa che fa bene ai bambini, agli adolescenti, a noi donne e agli uomini, agli adulti. E quindi portare qui i bambini o far uscire di qui gli artisti è qualcosa di naturale e di fondamentale per la crescita, ma anche per chi è già cresciuto. Il potere sovversivo dell’arte è quello che ti porta a deviare, a fermarti a pensare, a dar spazio a un sentire che a volte si perde di vista. Il ruolo dell’arte, dell’artista per me è magistrale, perché non solo va controcorrente, ma lo fa offrendoci le sue mani a cui noi possiamo attaccarci per poi farci trascinare insieme a lui o a lei in quella corrente, e lì scoprire nuove cose, rinfrancarci, a volte piangere, a volte ridere, a volte pensare. Quindi, se i luoghi dell’arte, soprattutto dell’arte contemporanea, possono sembrare dei luoghi d’élite, basta non venire nei giorni di inaugurazione (sorride, ndr), ma magari il martedì mattina o il sabato pomeriggio, quando il pubblico può davvero incontrare le opere, e pensare, e sognare.
Nicola Sani
Venticinque anni fa, il 23 maggio 1992, moriva in un tragico attentato di mafia il giudice Giovanni Falcone, uno dei più grandi uomini del nostro tempo. Perché cito Falcone? Io, come compositore ho dedicato un’opera a Giovanni Falcone, un’opera che ha debuttato poco tempo fa a Berlino e che fa capire a tanta gente come anche la storia del nostro tempo, la storia che leggiamo sui giornali può stare sul palcoscenico di un teatro d’opera come protagonista. E ci sono tanti altri compositori che hanno parlato della nostra storia e che l’hanno messa in scena, ad esempio Luigi Nono. La musica sta dentro la storia, come la storia sta dentro la musica, questo ci ha insegnato Luigi Nono. L’arte è una testimonianza.


Foto di Luciano Paselli

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